I 175 anni del marchio visti da Valeria Carola per Vm-Mag

 

La settimana scorsa Tiffany ha compiuto 175 anni. E, a giudicare dalla bibliografia che la riguarda, sono stati 175 anni ben vissuti. Ci sono più libri sui diamanti di Tiffany che biografie non autorizzate sulla povera principessa Diana. Insomma, basta un giro in libreria per intuire che da Tiffany, a cominciare dalla colazione, può accadere davvero di tutto. Escluso che entri un uomo a comprare un anello per me. 175 anni non sono, infatti, solo gli anni compiuti dalla gioielleria più famosa del mondo, ma anche quelli che più o meno dovrò aspettare io per trovare un uomo che mi regali un diamante qualsiasi. Figurarsi aspettare quello che mi regali il diamante nella romantica scatolina blu con tanto di fiocchetto bianco comprato da Tiffany sulla Quinta Strada di New York.

Che poi diciamoci la verità, con un uomo che ti ama davvero, una margherita sul divano di casa sua, la televisione accesa e una Peroni gelata, la mia risposta sarebbe comunque sì. Sì, prendiamo anche un po’ di fritti.

E poi non sono tipa da anello di Tiffany, io. Brutte mani. Ma piedi che con un paio di Sergio Rossi sarebbero protagonisti indiscussi del congresso annuale dei podologi nel mondo. E, per dirla tutta senza modestia, anche una spalla che, con una tracollina di Chanel, altro che le spalle larghe della Pellegrini.

Noi donne, d’altronde, non siamo tutte uguali. C’è Audrey Hepburn che passeggia davanti alle vetrine della Quinta Strada, sorseggiando un caffè e mangiando una brioche con la voracità di un passerotto di taglia piccola. E c’è chi ha i fianchi larghi in stile Marylin, la fame di un concorrente appena eliminato dall’Isola dei Famosi e sotto il tubino nero e le perle un paio di Ash, magari con le borchie. E di Tiffany sulla Quinta Strada ama il braccialetto con i charms e i ciondoli a forma di cuore. Che magari lui ti ha regalato dopo aver bevuto un chai tea latte con un bagle al formaggio da Starbuck’s, mangiato una cupcake alla
vaniglia, un paio di cookie al cioccolato e una fetta di cheescake da Magnolia Bakery, quella su Bleeker street e non quella sulla Sesta, e poi le BBq Ribs da Pj Clark, con le mashed potatos, la spinach cream, una porzione di patatine fritte e una fetta di blueberry cake per concludere.

Perché un diamante sarà pure per sempre, ma anche cellulite e smagliature non scherzano.

Comunque, tornando alla romantica e mitica scatolina blu. Ho dovuto aspettare che la mia migliore amica riuscisse a sposarsi e mi scegliesse come testimone per riceverne una. E anche se né lei nè il marito si sono inginocchiati per darmela, adesso anche io ho una scatolina di Tiffany in bella mostra sul tavolino della mia camera. E ogni volta che la guardo, un unico, malinconic, triste e preoccupato pensiero attraversa la mia mente. La scatolina non è blu. E’ verde acqua. Sarò mica daltonica?

Valeria Carola per Vm-Mag