Dall’antichità a oggi

Non possiamo non cominciare il nostro speciale sulla cipria se non raccontandovi la sua storia.

Da dove nasce quel composto di caolino, amido, riso, carbonati, coloranti e profumi che rende la pelle vellutata e perfetta?

Cominciamo dal nome. La maggior parte delle fonti concordano nel sostenere che il nome “cipria” derivi da Cipro, luogo di nascita della dea Venere, nella tradizione greca dea dell’amore e della bellezza. Proprio in quest’isola sono stati rinvenuti, nella località di Pyrgos, i resti di una grande struttura datata circa 1800 a.C. destinata alla produzione di profumi e prodotti di bellezza.

La nascita della cipria e di altri prodotti antichi della cosmesi si perde nella notte dei tempi e alcune fonti ne attribuiscono i natali alla Cina: l’uomo ha sempre avuto la necessità di cambiare il suo aspetto, per rituali come la caccia, il corteggiamento, la necessità di incutere paura ai nemici.

Se oggi avere un colorito sano e abbronzato è un must indispensabile, soprattutto nei mesi estivi, così non è stato dall’antichità fino al XIX secolo, quando la donna era considerata affascinante se aveva la pelle chiara, forse per differenziarsi dagli uomini che, lavorando all’aperto, apparivano scuriti dai raggi del sole. Ecco così la nascita presso le popolazioni antiche di cosmetici in grado di far apparire la pelle bianca. Un esempio è il talak delle donne dell’antico Egitto, un composto di farina di biacca, fave e gesso polverizzati da applicare sul viso con un pennello. Nell’antica Grecia l’usanza di truccarsi deriva dal contatto con le culture orientali: tra i cosmetici per sbiancare il viso veniva impiegato il psymuthion, composto da polveri come calce, gesso, argilla bianca, biacca, carbonato di piombo e terra di Selinunte per dare lucentezza. I cosmetici venivano acquistati da confezionatrici di droghe o preparati a casa seguendo tradizioni familiari. A Roma il lomentum composto da farina di fave e gesso veniva cosparso su tutto il corpo.

Durante il Medioevo e fino al XIV secolo, il trucco sembra attraversare un periodo buio, restando una caratteristica delle donne di malavita. Tuttavia è arrivata fino a noi la memoria di medici e trattati che testimoniano del diffondersi della cura di sè. Ecco una figura femminile davvero singolare, che ha legato il suo nome a quello della cosmesi. Siamo a Salerno, dove tra l’XI e XII secolo, nasce un’importante scuola medica che diventa sede di un’Università. La direzione di questa scuola fu affidata per un periodo a una donna, fatto particolare per l’epoca, di nome Trotula, autrice del trattato De Ornatu, dedicato alle donne. Nel libro si trovano, tra le altre cose, consigli su come eliminare le rughe con vari tipi di cipria, creata triturando alghe con bianco d’uovo, prezzemolo e polvere di  allume. Da questi studi e da quelli degli studiosi arabi divulgati con le traduzioni di Gherardo da Cremona, si sviluppò una fiorente industria cosmetica.

L’importanza della cura della bellezza prosegue nel Rinascimento e oltre, promossa da medici quali ParacelsoLeonardo Fioravanti. Nel De Capricci medicinalii quest’ultimo consiglia di rendere perfetta la pelle con una polvere “magica”, da comporre triturando ceci, gomma di ciregi, fichi secchi, agarico, hissopo e chiarterra.  Anche nobildonne come Caterina Sforza Riario, autrice del  Liber De Experimentis, lasciarono consigli e ricette di bellezza e salute.

Arriviamo al Settecento, il secolo di massima diffusione della cipria, usata sia per ornare il viso e il corpo sia le parrucche di uomini e donne. Il rituale per incipriare la parrucca era complicato e noioso e doveva far sì che la polvere ricadesse uniformente sui capelli. Guai a sottrarsi a questa usanza: quando il principe di Condé si presentò alla corte di Parigi senza la parrucca incipriata, scoppiò uno scandalo di cui si parlò per anni. Durante questo periodo era diffusa l’usanza di creare cosmetici a casa propria. Vennero, inoltre, messi in commercio ritrovati formulati con sostanze altamente nocive. Dal 1770 diversi produttori di cosmetici sentirono la necessità di eliminare i prodotti pericolosi e chiesero all’Accademia delle Scienze creata da Luigi XVI di codificare alcuni principi di dosaggio delle  materie prime ricavate per lo più dal mondo vegetale.

Alla fine del XVIII secolo nascono le grandi industrie della cosmesi che vanno a riscoprire antichi prodotti di bellezza. Ecco prodotti storici come la Chypre de Coty, diffusa in tutto il mondo. La cipria diventa fissatore del trucco del XX e del XXI secolo grazie ai primi truccatori di Hollywood, antesignani del trucco moderno. I comici del cinema muto come Charlie Chaplin potenziavano la loro espressività annerendo occhi e sopracciglia e schiarendo il viso con la biacca. Con Max Factor nacque una nuova formulazione per un cerone in crema studiato per le esigenze del cinema che venne poi creato in tonalità in accordo con quelle della pelle. La base era comunque troppo lucida e per fissarla ed opacizzarla nacque la cipria come la conosciamo oggi.

Da qui si apre la strada per tutte le diverse declinazioni della cipria, da quella in polvere a quella compatta.

Nella foto: Ritratto di Marie-Madeleine Guimard di Jean Honore Fragonard