Dal sacro al profano

La storia del profumo è legata in particolar modo all’antico Egitto. A quest’epoca, infatti, risalgono i primi documenti sulla profumeria mentre le fragranze permeavano ogni aspetto della vita religiosa e sociale del popolo, con ritrovati la cui fama e influenza si estese fino all’Asia Minore, soprattutto a Babilonia e Palmira.

Gli oli profumati erano usati in questo paese fin dalla fine del IV millennio a.C. Sebbene le tombe predinastiche fossero semplici fosse nel terreno, esse già contenevano insieme alle tradizionali offerte di cibo e bevande per il morto, cosmetici, profumi e ingredienti per la loro preparazione. Fu da qui che l’uso dei profumi si diffuse in tutto il Mediterraneo, incrementando un fiorente commercio di materie prime grezze ed essenze lavorate provenienti da vari paesi.

L’industria delle fragranze fu favorita dal viaggio della regina Hatsepsuth nel mitico Paese di Punt dove crescevano mirra, incenso e opoponax.La sovrana tornò dalla terra che probabilmente corrisponde all’attuale Somalia con navi cariche di legnami pregiati e resine odorose. Se l’Egitto era ricco di materie prime, alcune essenze pregiate si facevano arrivare da altri paesi, quali la Libia e l’Arabia, tra questi spezie delle Indie, legni odorosi, olio di pino.

Le essenze erano sempre presenti nei templi e nei rituali religiosi in quanto, secondo le credenze dell’epoca, in grado di purificare mente e corpo. Le fragranze erano considerate emanazione del sudore divino, che univa gli uomini agli dei. In questo senso è emblematico il rituale dell’imbalsamazione in cui il corpo del faraone veniva privato delle viscere, pulito con olio di pino, riempito di essenze tra cui mirra, cassia, cannella e cedro e infine avvolto in bende intrise di oli aromatici: la conservazione del corpo era fondamentale per il passaggio alla vita ultraterrena.

Presso i templi, i sacerdoti ogni giorno onoravano gli dei dapprima pulendo le loro statue, poi ungendole e imbellettando il loro volto. Erano gli stessi sacerdoti a preparare gli aromi da bruciare e gli oli profumati tramite lavorazioni che a volte richedevano mesi. Questi prodotti preziosi venivano, così, usati anche nella diplomazia come regalo del faraone ai sovrani alleati. Il sacerdote capo del laboratorio leggeva agli assistenti la formula scritta sui muri del luogo e questi pestavano fiori ed erbe e le mescolavano a resine e gomme, vino e miele. Le ricette erano comunque segrete e per evitarne la divulgazione alcuni particolari erano trasmessi solo oralmente. Presso il tempio di Horus a Edfou vicino a Luxor edificato tra il 237 e il 57 a.C. è stato ritrovato uno di questi ambienti con iscrizioni che riportano alcune delle ricette delle fragranze, tra cui qella del kyphi.

Questo era il profumo più utilizzato dai faraoni e dalle regine. E’ descritto dal greco Plutarco come fragranza in grado di favorire il sonno, rilassare e dare un senso di pace. Era composto da numerose essenze, in alcune ricette più di sessanta. Tra gli ingredienti incenso, mirra, pistacchio, menta, cannella.

Col passare dei secoli e delle dinastie il lusso si diffuse nella vita privata e con questo anche l’impiego dei profumi, impiegati nell’igiene quotidiana di nobili e funzionari. Infine, gli scent venivano usati a scopo seduttivo: le donne spalmavano sul corpo e sui capelli balsami, oli e pomate aromatiche. Famoso il caso di Cleopatra che impiegava unguenti e oli per la cura di sé.

Infine, furono quasi certamente gli Egiziani ad inventare la boccetta portaprofumo, l’Alabastron, bottiglina di alabastro che tenuta lontano dai raggi del sole e in luogo fresco conservava gli oli. La forma caratteristica a goccia con larga imboccatura a colletto svasato ebbe una diffusione immensa e fu replicata nelle varie culture con diversi materiali.

Vedi anche:
Un profumo antico, il Kyphi
Cleopatra e il profumo